La musica nel ponte

La musica nel ponte

di Eva Bajasevic

Rapporto 2.4. Più alto. Grande! C’è un’aria fantastica. Le geometrie, gli archi. Il
verde di Monte Mario davanti. Il fiume sotto. L’asfalto pulito come un tappeto di
casa. La piccola salita. L’unico piccolo sforzo che devo fare per arrivare in ufficio.
Poche persone in giro. Sicuramente la solita ragazza riccia che come ogni mattina si stende accanto al solito pilone e fa i suoi piegamenti. Chissà a che ora va al lavoro lei. Sono le 9.20. La discesa. Pedalo ancora. Schivo la fermata. Un micro tratto di pista ciclabile e attacco la mia bici al palo. Salgo. Entro. Isacco è già al computer. Forse è un po’ nervoso. Ha l’aria di volermi dire qualcosa.

“Ma questo ponte che l’hanno fatto a fare?” Ahia, ha trovato traffico…
“Se non ci passano le macchine a che serve? Non alleggerisce il traffico. Che l’hanno fatto per quelle 3 bici e per quei due passanti al giorno?”
Brutta bestia l’invidia.
Beh in teoria potrebbero passarci anche gli autobus e i taxi…
“Beh allora sì che avrebbe un senso!”
Bruttissima bestia.
Lavoro.
Mangio.
Lavoro.
Scendo. Slego la mia bici. M’inarco per saltare il gradino del marciapiede e vado.
Un piacere indicibile. Lentamente vado, di proposito. Un brivido di libertà.
Tante macchine davanti a me in coda. Le supero tutte. Lentamente. E finalmente raggiungo il ponte. Guardo dritto davanti a me ed è come se fossi già a casa. La salita. Le luci della sera da qui sono bellissime. Due ragazzi si baciano. Altri tre fanno delle foto. Altri sono seduti sul lato del ponte a chiacchierare, con le loro bici poggiate a terra. Bevono vino. La discesa… Due signori passeggiano con un cane. Dolcemente li schivo e li guardo muoversi in direzione opposta. Un po’ come in un film. Il vento sul viso è piacevole. Prima o poi lo apriranno almeno agli autobus. Per molti l’investimento avrà avuto un senso, finalmente.
E intanto io mi godo il mio ponte, tutto per me, e per quei pochi altri che l’hanno veramente capito.

 

Eva Bajasevic

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