VIB/1 "Al Lavoro in Bici? Ma che sei Matta???"

VIB/1 “Al Lavoro in Bici? Ma che sei Matta???”

Che fare scampagnate in bici sia bello e faccia bene non c’è bisogno di dirlo. Andare in bicicletta in città, al contrario, magari avanti e indietro tutti i giorni dal lavoro come faccio io, viene percepito come “atto coraggioso” o “roba da matti”.
Eppure in tanti paesi solo un po’ più civili del nostro (eccivuolepoco !) , la cosa è del tutto normale. Certo, ci sono le piste ciclabili, c’è un codice della strada diverso, c’è anche meno arroganza. Pedalare a Roma invece significa sviluppare vibrisse a 360° che possano vedere e sentire tutto ciò che ti si scatena attorno.
E siccome siamo ancora relativamente “pochi” ad avere il coraggio di farlo, questo ci rende già un po’ complici, un po’ fratelli, ci fa scambiare sorrisi di intesa anche se non ci conosciamo o lanciare piccole gare a chi arriva prima in fondo a una strada. E vuoi mettere iniziare la giornata con un sorriso o un gioco invece che con un insulto fuori dal finestrino?

Quando non senti più la città come un pericolo ma come una sfida da vincere o un mare in cui nuotare, quando fare la gincana tra due code di macchine non incute più timore ma soddisfazione, quando riconosci dal rumore che tipo di veicolo hai alle spalle, ecco che pedalare diventa magicamente lieve e sembra che il corpo possa sollevarsi sopra la fatica e il traffico, sopra il rumore, sopra lo stress degli automobilisti incassati nelle loro auto e la remissiva rassegnazione delle persone stipate negli autobus e nei tram come sardine.

“Ma come fai? tu sei il mio eroe” oppure “Tu sei matta come un cavallo”  o anche “Lo sai che rischi la vita? Che coraggio che hai!”

Si è vero, un po’ di coraggio qui a Roma ci vuole….  ma piccolo piccolo rispetto a quello che serve per chiudersi in una macchina e affrontare un’ora di coda, infinitamente meno di quello che serve per vivere le prime ore di “relazione con il mondo “ nell’arco della giornata come competizione a chi passa prima alla rotonda o ti sorpassa da destra per bruciare il semaforo arancione.

Io mi sento bene quando la mattina appoggio le chiappe sul sellino e sfreccio dalla discesa di casa. L’aria fresca d’inverno  fa frizzare il sangue e spalancare gli occhi e tutto il sonno e la mestizia se ne vanno. D’estate invece  l’aria tiepida è come una carezza morbida. E’ così che mi piace iniziare le giornate!
E quello che succede è che la mente si apre. Il corpo si muove, i sensi sono al massimo dell’attenzione e i pensieri vagano, privi di gravità.
Le idee più intelligenti della mia vita le ho avute pedalando.
In quell’attimo in cui, sollevato da terra, il corpo quasi lievita nell’aria.
In quell’attimo in cui guardi il mondo dall’alto con tutti i sensi aperti.
In quell’attimo in cui le gambe si muovono da sé, fluide, e i pensieri vanno liberi, senza controllo, verso associazioni di idee insolite , riflessioni inedite, illuminazioni improvvise.
Così sono nati i miei progetti migliori.

Così è il mio pedalare, che non nasce solo da una cultura dell’ecologia e dell’ambiente, dall’intolleranza per gli sprechi, dalla vita essenziale che anni di contatto con la povertà africana mi hanno insegnato. Il mio pedalare nasce dalla voglia di riapproriarmi del tempo e delle relazioni in una città che spesso non lo consente o lo rende quantomeno difficile.  Nasce dalla voglia di sentire il corpo vivo e attivo malgrado gli ANTA (bella età!) e la vita d’ufficio.  Nasce dalla necessità di non sprecare nemmeno un attimo della mia giornata  (casa-lavoro in bici 25 min. , in autobus o tram 1h.15 c.ca, in macchina 40 minuti + una ventina per il parcheggio) .

E se a tutti questi bisogni il pedalare è una risposta, perché non trasmetterlo da subito anche a mia figlia?

Eccoci, insieme, in critical mass e in un viaggio in puglia.

E allora chiudo dicendo alle mamme e ai papà, agli zii e a tutti quelli che hanno a che fare con i bambini: insegnate loro quanto prima a “cavalcare” una bici, un gioco che adorano.  MA nel farlo lasciate che loro vi trasmettano un po’ del loro senso del gioco. Nulla è più serio del gioco di un bambino e nulla riempie di più l’anima. Così, con questo spirito,  montate ogni mattina sul sellino del vostro destriero e iniziate a pedalare, come in un gioco, pirati nel mare di questa complicata e splendida città.

Lasciare macchine e motorini parcheggiati farà bene all’ambiente ma soprattutto farà bene a voi stessi!

Enjoy!

Maddalena Grechi

Nata a e cresciuta a Milano pur non essendomi mai sentita milanese, ho cominciato a viaggiare in Africa sub-sahariana a 23 anni. Dopo essermi occupata di teatro sociale, progetti di cooperazione internazionale e interventi di emergenza, sono rientrata stabilmente in Italia 10 anni dopo e ho deciso di stabilirmi a Roma  soprattutto per ragioni climatiche. Qui, insieme a un gruppo di film makers e operatori sociali, ho fondato l’associazione ZaLab, che produce documentari e laboratori di video partecipativoa cui ancora oggi dedico parte del mio tempo e delle mie energie. Dal 2007 lavoro ad AGIRE – Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze, e sono attualmente responsabile dell’ufficio comunicazione.

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