Impressioni olandesi

Impressioni olandesi

di Giovanni Tufo

Parte I: ma quante sono?

Bici rosse, bici blu, bici verdi, bici gialle, bici dal colore indefinibile; bici in due, bici col pupo, bici col cane, bici con il carrello; bici belle, bellezze in bici, bici brutte, niente brutte in bici che in bici sono tutte belle, bici vecchie, vecchie in bici, bici nuove, bambini in bici; bici sui ponti, bici sulle strade, bici sempre e comunque sulla ciclabile, che il marciapiede e la strada si interrompono, la ciclabile mai; bici che ce la fanno, bici che cigolano, bici che pesano una tonnellata e bici che più leggere di una piuma; bici con le luci, bici con ciclisti con le luci, luci sulle bici, che le ciclabili sono anche illuminate, futuro in bici luminoso; ciclisti che arrancano, ciclisti che volano, ciclisti che credono di essere al Tour, ciclisti che invece si godono il panorama e ciclisti che chiacchierano; ciclisti che scampanellano, ciclisti che suonano e ciclisti che urlano; bici con forme strane, bici mai due uguali, bici legate e bici solo appoggiate; negozi di bici, bancarelle di bici, bancarelle di ricambi per bici con tipi loschi (vabbè, questi pure a Roma); bici senza salite, bici che con quel ferrovecchio lì, anche il ponte sul canale è come il Pordoi; bici, bici, bici e ancora sempre e solo bici.

Parte II: nella mischia

Intimorito dal freddo e dal ghiaccio che mi ha accolto al mio arrivo ad Amsterdam, decido di glissare la gentile offerta della mia ospite di usare la sua bici. Me ne pentirò per tutti e due i giorni di permanenza. Questo mi spinge ad accettare subito con grande entusiasmo quando a Den Haag (o L’Aia, per chi chiama da fuori Rotterdam) i miei amici mi propongono di usare una loro bici per spostarmi. Vi descrivo il fedele ronzino di una notte: un colore metallo bellissimo, molto piccola per la mia statura e quindi non proprio comodissima come posizione di pedalata, cigolante, priva di leve dei freni ma con il meccanismo del contropedale che assicura spazi di frenata mooooolto lunghi. Ovviamente senza marce! Una cosa notevole è che la bici non è legata a qualche palo fuori dal condominio, ma aprendo una porta che credo fosse del locale caldaie, si accede a una stanza che ospita tutte le bici del palazzo, tutte al sicuro, al calduccio e al riparo da agenti atmosferici e malintenzionati, una realtà ben lontana da quella dei nostri condomini. Si parte e seguo il mio amico Marcello lungo la ciclabile che ci porta da casa sua fino in centro, chiacchierando tranquillamente con un sottofondo di “gnic!gnic!”, uno per ogni pedalata con il piede sinistro. Tutti gli olandesi che vanno da qualche parte ci sorpassano, ma il bello è che puoi pedalare tranquillo, nessuna macchina tenterà di ucciderti, e non serve neanche un cordolo, muretto, guardrail o fossato con coccodrilli per separarti dalle automobili, basta una corsia dipinta di rosso e una striscia bianca sull’asfalto. L’unica cosa che ha la precedenza su di te è il tram, per ovvi motivi di spazi di arresto, molto più lunghi di quelli già poco efficaci del mio ronzino a contropedale. All’arrivo in centro non c’è uno spazio uno che sia libero per legare la bici, c’è addirittura un parcheggio custodito e a pagamento per lasciare la fida due ruote (riflettete sulla sequenza “parcheggio+bici+custodito+pagamento”, poi respirate a fondo e ripensateci ancora)! Alla fine trovo un posto dove legarla e me ne vado a spasso. Al mio ritorno è ancora lì, la slego e decido di mettere alla prova le qualità “velocistiche” del mio mezzo; che ci volete fare, sono fatto per spingermi oltre i limiti e per sperimentare fino alle estreme conseguenze! Appena imbocco il lunghissimo rettilineo che costeggia il parco comincio a pedalare sempre più forte, fino a quando le mie pedalate vanno a vuoto, ma il “gnic!gnic!” continua, solo che ormai è un “gnignignignignic!”. La stabilità della bici è minima, ma la fortuna mi assiste e prendo tutti semafori verdi che mi consentono di non dovermi fermare mai (ok, due volte sono passato con un arancione, mi perdonerete?). La ragazza olandese che all’inizio del rettilineo mi era alle spalle è ormai scomparsa. Sono arrivato a casa, ripongo la bici e si alternano in me sensazioni agrodolci: da una parte la gioia di andare in bici in un posto civile, dall’altro la rabbia che mi domanda: “Ma perché qui sì e da noi no?”.

Giovanni Tufo

http://blog.giovannitufo.com/

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