VIB/5 Bici Storia

VIB/5 Bici Storia

Il mio amore per la bicicletta nasce da bimbo al mare. Il mezzo di trasporto, unico accessibile per motivi di età, era indispensabile per spostarsi con gli amici.La modifica più coraggiosa che si apportava al mezzo era la cartolina tra i raggi che generava un rumore che ricordava quello di un motorino.Beata innocenza.

Anni più tardi, in città a Milano, mi concessi il lusso di una splendente Atala verde fiammante. La assicuravo ai cancelli della scuola con un astuto catenaccio a combinazione. Cedetti al ricatto di un sedicente amico che volle svelata la combinazione, pena la perdita della sua amicizia.Due giorni dopo la bici era sparita.

Dopo quella delusione la bici riempí meno le mie giornate. L’inevitabile arrivo del motorino la relegò tra i ricordi. Ormai ventenne, a fine carriera agonistica da corridore, volli tentare un nuovo sport chiamato “Triathlon”, che prevedeva oltre a corsa e nuoto, anche un tratto di 40km in bici. Per allenarmi comprai una vecchia Bianchi da corsa, amorevolmente definita dai miei competitor “un cancelèt”. Ma io non mi feci abbattere e ai primi campionati italiani di questa nascente specialità (correva l’anno 1982 o 83) diedi la paga a molti che sbeffeggiavano il mio umile mezzo.

Resto tutt’ora talmente affezionato a quel “Cancelèt” che qualche anno fa, dovendo attrezzare nella palestrina in mansarda un sistema di rulli, riesumai il vecchio e amato telaio, sopravvissuto a diversi traslochi, dalla cantina. Ci vollero un’altra quindicina d’anni, e parecchi chili sul ventre, prima di ridecidermi a un nuovo acquisto, questa volta, complici le maggiori disponibilita economiche legate alla pancia di cui sopra acquistai, seppur vecchia di un anno, una lussuosa Casati bianca da corsa con un cambio Shimano all’ultimo grido.Con lei ripartì un nuovo fugace innamoramento che mi portó ben presto a bagnare col mio sudore alcune delle vette brianzole di maggior prestigio.

Da un paio d’anni ormai ho ripreso a praticare triathlon, solo per diletto ormai. Ma la bici mi ha accompagnato anche in qualche Granfondo, dove mi sono divertito a pedalare in gruppo ad alta intensità. Ora vivo in Brianza e muovermi, a piedi o in bici, è molto piu facile. Ma i tanti anni vissuti in una città caotica come Milano, perennemente priva di parcheggi e con un traffico talvolta impazzito, mi hanno insegnato che il tempo necessario a fare un km in auto o in bici è molto diverso. Se è vero che quel chilometro che in bici si fa in 5 minuti, in auto teoricamente si potrebbe fare in 3, è poi anche vero che tra parcheggio, code, traffico, con l’auto i minuti diventano 15, e le nostre gambe si impigriscono al volante invece di svolgere un salutare esercizio che è peraltro connaturato con le nostre origini. Unico neo dell’uso cittadino della bici, oltre alla scarsa sicurezza, è lo smog che si è costretti a respirare. Ecco perche vedrei con grande favore nei centri delle grandi cittá la delimitazione di grandi aree ciclopedonali, al limite con accesso regolamentato ai soli automezzi elettrici o a metano, pubblici o privati. Perché questo avvenga occorre una volontà politica forte e occorrono prese di coscienza culturali che sinceramente vedo ancora lontane. Lo sforzo mentale di non considerare “normale” uscire di casa su un auto inquinante a benzina, gasolio o GPL è un passo mentale di rispetto verso gli altri, che deve prima o poi essere fatto. L’amore per la bicicletta come mezzo di trasporto può essere un primo importante pezzo di questo complesso puzzle.

Luca Speciani

Medico chirurgo dal 2010, ma già laureato in Scienze Agrarie (e operante come alimentarista) fin dal 1986, si occupa da anni di medicina, alimentazione e agricoltura naturale. Coautore di DietaGIFT.

 

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