Vib/6 - Stacce

Vib/6 – Stacce

… è una parola piccola che risolve problemi enormi. Per chi non è nato a Roma è difficile da capire. Per chi ci vive è difficile da spiegare.

Il fatto è che davanti a qualsiasi avversità il romano  alza le spalle e guarda imperturbabile l’orizzonte lontano, verso un luogo eterno come la sua città natia dove passano i popoli, i re, i papi e tutto trova una risposta grazie all’intervento inopinabile della forza d’inerzia. Una risorsa simile a quella del destino in cui l’azione umana non vale a nulla e se ti tocca la parte marcia della mela, stacce. Perché a chi je tocca nun s’engrugna, direbbero loro. Dopo quattro anni nella capitale ho imparato che stupire il romano è un’impresa ai limiti dell’impossibile.

Mi riesce solo in una singola, esaltante occasione: quando confesso di non possedere un’auto e di muovermi tra i colli con la sola compagnia della mia bicicletta. Ecco, quando dici che giri per Roma in bici gli occhi si sgranano, le parole arrancano e lo sguardo si fa vicinissimo, intimo, esterrefatto. Hanno le loro ragioni, i romani, per allarmarsi tanto. Le ciclabili sono timide e discontinue. Balzano da una parte all’altra della carreggiata come se i ciclisti fossero dotati di ali e si nascondono tra i parcheggi come se le biciclette fossero dotate di lanciafiamme.
Il parcheggio in seconda fila è uno sport nazionale che il romano coltiva con grande dedizione e affina di anno in anno, pregno di una lunga tradizione che deve affondare le sue radici in ere giurassiche data l’ostinazione con cui si propaga e l’indifferenza con cui è tollerato. Per il ciclista la doppia fila è la cosa più vicina alla morte.
Sapevatelo.
Un’altra cosa così è “Automobilista con Cappello”. Uomo attempato che guida con sospetto. Si chiede: perché quella cosa di metallo che sta sotto di me non è trainata dai cavalli? Si chiede: perché in mezzo alla strada ci sta una lunga striscia bianca? Si chiede: dove sono finite le mezze stagioni? Nel frattempo rischia di investirti.
Poi c’è “Donna Magra con Suv”. Non si chiede niente perché è troppo impegnata a parlare al telefono. Ha unghie spesse, quadrate e incrostate di strass, ha colpi di sole abbaglianti e un’auto che la fa sentire immortale. E ha in odio i ciclisti. Ha deciso di accecarli con gli strass? Con i colpi di sole? No, no. La sua è una strategia più fine: tre colpi di clacson e un terzo dito, ma curatissimo. Così, fra un insulto e un tentato omicidio si fa sera e Roma si veste d’oro.
Allora è il ciclista a rimanere senza fiato perché una cosa così bella non si può dire.
Solo attraversare con gli occhi socchiusi, come gatti accarezzati dagli zefiri delle fusa. Nel cielo graffi di nuvole purpuree e il viola della notte che sorge di soppiatto tra gli archi del Colosseo. Scolora il tramonto e cala la notte e il ciclista smette di essere un gatto per diventare un albero di natale. Luci di tutti i colori lo cingono intorno per sottrarlo all’invisibilità. Funziona.
A meno che tu non incontri “Postadolescente con Smart”. Questo individuo, che si ritiene ancora giovane quando spesso non lo è da tempo, si aggira nei pressi di Pigneto, beve Mojito, ha confuso la Smart per una Lotus e taglia le curve. Tutte. Dimostrando l’inutilità conclamata di dieci anni di critical mass in tutto il mondo. La strada è sua.  Non si spartisce. Se desiderate rimanere in vita, dategli la precedenza. E osservatelo sparire lontano verso il prossimo Mojito. Voi avrete tutto l’agio di mirare le stelle riflesse nel Tevere e sognare un mondo più giusto. Io l’ho fatto. E l’ho scritto. In un libro che s’intitola ARIA (Una trilogia su Roma, amore e biciclette) e parla di domande, cieli segnati dal colore dei desideri, biciclette, Roma e incidenti. Di quelli che prima ti sembrano una sciagura ma poi capisci perché. D
i quelli che  vale la pena de stacce.
Miriam Dubini

[Ciclobiografia]
Miriam Dubini è nata a Milano il 25 marzo del 1977, la sua prima bicicletta fu una “Saltafoss” con sellino a due posti e bandierina dei pirati ereditata da un cugino ribelle. Negli anni seguenti ha più volte sfidato il freddo e la nebbia per recarsi al liceo classico a bordo di una montain bike dipinta con le bombolette spry dei suoi amici graffittari. Si è laureata in semiotica con una tesi sulle fiabe e ha frequentato un master in scrittura per il cinema e la fiction sfrecciando fra un’aula e l’altra su un’ olandese giallo sole. Ha lavorato nel teatro ragazzi come attrice e drammaturga per la Ditta Gioco Fiaba e per il circo di Ambra Orfei, ha scritto libri e fumetti per Disney ed Edizioni BD, ha inventato giochi con materiali di riciclo per Art Attack e poi ha cambiato città e bicicletta.  Ora vive a Roma scrive libri per ragazzi, sceneggiature per cinema e televisione e  s’inerpica sui colli con Merlina, una bici da corsa … azzurra come l’aria.

[Chicca]

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