Una nordica a Roma

Una nordica a Roma

A gennaio mi sono trasferita a Roma e ho comprato una macchina – una smart per la precisione, visto che non so parcheggiare e non ho la pazienza di farlo. E che male c’è direbbe l’uomo della strada? Nessuno, ma dato che sono arrivata al giro di boa dei 30 anni senza avere una macchina, un pochino ci sono rimasta male perché per me la macchina è una scocciatura incredibile e senza senso. Essendo parte di una famiglia in cui si usa prima la bici e poi la macchina, nella mia ridente cittadina d’origine, Mestre, mi sono sempre spostata principalmente in bici. Ad esempio, ai bei tempi dell’Università, partivo da casa e andavo fino alla stazione di Mestre in bicicletta, poi prendevo il treno fino a Padova, dove prendevo un’altra bicicletta per andare fino in Facoltà.

E invece la discesa su Roma ha reso la macchina necessaria perché lavorando a Roma ovest e abitando a Roma est, dovrei prendere tutte le mattine due autobus e due metro e visto che non ho intenzione di perdere le ore sui mezzi romani che meriterebbero di per se insulti e un post a parte, ho deciso di optare per la macchina perché è il mezzo più “veloce” per arrivare al lavoro, il che vuol dire che posso impiegarci venti minuti come un’ora e quaranta – un incubo. La bici non è stata presa in considerazione per i seguenti due motivi: in questa città non esistono cose come piste ciclabili, parcheggi custoditi per biciclette, rastrelliere, etc, il che rende quasi impossibile ogni spostamento sulle due ruote ed il fatto che per me i ciclisti a Roma sono l’equivalente di futuri donatori di organi. So che è brutto scrivere queste cose su questo sito, ma da convinta ciclista nordica quando vedo i ciclisti in giro per la città mi viene voglia di inseguirli per cercare di dissuaderli con argomentazioni pro-vita dal continuare a sfrecciare tra il traffico impazzito di Roma! O perlomeno vorrei far mettere a tutti i ciclisti il caschetto e, viste le condizioni in cui corrono, proporrei anche una bella armatura di ferro e gommapiuma! Propongo anche di dotare tutte le bici di clacson e di fischietti salvavita! E vorrei che le bici fossero dipinte di colori fosforescenti così da essere individuate anche da lontano!

Insomma amici di amici di Andiamo Bene, se mai vedrete una pazza in smart che vi insegue gridandovi di mettere il caschetto e/o di colorare la vostra bici di rosa fucsia, non insultatemi e non abbiate paura! Sono io che conduco la mia personale campagna a sostegno degli impavidi e coraggiosi ciclisti romani!

Daniela B.

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