Il classico romano a Milano...

Il classico romano a Milano…

di Marco Turco

…che appena sbarca all’ombra della Madunìn (ri)scopre che la bici è una togata. Sebbene a Roma fosse un convinto centauro (lo chiamavano il Turco), non può negare l’evidenza. È la città stessa a chiederti, senza neanche dover insistere troppo, almeno di provare a prendere in considerazione un’alternativa che prima scartavi a priori…

D’altronde è nel DNAromano: già è pigro di stirpe, mettici sette colli da scalare, lucidi sampietrini – belli quanto dannati – e fiji de madre ignota al volante… Sei pazzo? La bici solo in campagna o al mare, al massimo. Comunque in vacanza.

Invece a Milano può capitare che, anche semplicemente andando o tornando dall’ufficio, qualcosa ti aiuti a sopravvolare (Avanzi docet) pure sullo smog imbarazzante. E non il fatto che “Milano è piatta” e loro siano un minimo più ordinati.

Anche qui le macchine provano a convincerti che vai troppo lento e i pedoni che corri troppo (dopo un primo periodo di “strizzetta” le misure si prendono). C’è un’altra cosa che senti.

La velocità.

La sensazione di andare a QUELLA velocità. Una velocità che ti fa quasi sentire in vacanza, pensa te, anche se è lunedì.

Uno pensa: bravi tutti a parlare senza aver fatto ancora un capodanno lì! Però a febbraio c’ero e c’era pure la neve e il secondo giorno stavo a spedalare su via Cadore, con il cappuccio su per la neve e lo sguardo fisso sulla ruota davanti, per paura slittasse (come è ben noto, in quelle situazioni il manubrio è una pura formalità, al massimo una superstizione popolare. Non guidi, implori).

E qui una lancia in favore di una cosa fatta bene va spezzata. Succede che questi tizi del nord, se da una parte c’hanno solo la nebbia, dall’altro abbiano anche una cosa che da noi si chiamerebbe più o meno baicscèri. Ed è proprio co sto baicscèri che ho cominciato: stazioni di prelievo/riconsegna ovunque e una manutenzione del parco bici che incredibilmente viene fatta e si vede. Da segnalare anche che non se le so’ fregate tutte al secondo giorno.

Poi dopo un po’ me ne è stata molto-molto gentilmente regalata una. L’ho pure appena corredata di luci in previsione dei bui pomeriggi invernali. Certo, restano l’infame pavé, le rotaie a-misure-di-ruota-di-bicicletta-che-se-ci-finisci-cadi-sicuro e, comunque, tanta tanta pioggia nelle previsioni… Ma finché mi piglia bene la uso, anche se me la devo riportare ogni giorno in spalla al terzo piano perché nel cortile ci sono i lavori e per strada se le fregano a mazzi.

Secondo molti, quasi fosse un luogo comune, i romani in trasferta impazziscono tutti per la bici appena arrivano qui. Chissà perché.

E pensa la ficata (non fiGata), risparmi e manco inquini.

P.S.

Oh, sia chiaro, basta un weekend a Vienna e ti accorgi che avoja a migliorare. Però intanto…

 

Marco Turco

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