Ciclismo urbano e micro criminalità

Ciclismo urbano e micro criminalità

Molte delle persone che si avvicinano al ciclismo urbano in una città italiana prima o poi sperimentano a proprie spese la brutta esperienza di non ritrovare la bici dove la hanno lasciata parcheggiata e legata. In alcuni casi il furto è agevolato da clamorosi errori effettuati nell’assicurare la bici allo stallo o al palo, in altri dalla scelta sbagliata della catena/lucchetto. Subito il furto molti si scoraggiano e rinunciano, altri si lanciano in raid alla ricerca della loro bici nei mercatini dell’usato dei ricettatori senza il supporto di polizia/carabinieri.
Tutto questo è un costo e un disincentivo all’uso del mezzo in ambito urbano. A Roma se vuoi sperare di sopravvivere al furto integrale ti servono un robusto U-lock per il telaio e una catena media per ruote e sella, questo non ti salva da atti di vandalismo o danneggiamenti vari.
Nelle varie città che ho visitato del Giappone la maggior parte delle persone lascia la bici parcheggiata nelle apposite aree senza necessità di assicurarla ad un oggetto immobile, passa un cordino ridicolo in mezzo ad una ruota e via.

Molte di queste città sono più piccole di Roma e questo potrebbe spiegare una minore micro criminalità ma oggi sono a Tokyo città da 15 milioni di abitanti e le cose cambiano di poco sul modo di legare ma aumenta di molto il valore delle bici legate. A Tokyo apprezzano molto Bianchi, Cinelli e Pinarello ma le lasciano per strada come fossero il peggiore dei rottami.
Sono passato anche in un grande negozio di bici, la parete delle catene è tutta da ridere, il prodotto più robusto è il catenino Abus che vedete sulla destra che ha un fattore di protezione Abus 3, a Roma devo usare un U-lock
con fattore 15 e sperare bene.

Beati loro

Andiamo bene!

Lorenzo San

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