Hiroshima, Rotafixa e la monnezza ma sempre #dajecaterina

Hiroshima, Rotafixa e la monnezza ma sempre #dajecaterina

La scorsa estate ho visitato il Giappone come forse avrete letto in questo post e in quest’altro ma nonostante siano passati diversi mesi ho ancora un paio di cose da raccontarvi di quel bellissmo viaggio. Una in particolare è la bizzarra storia che porta due romani in viaggio ad incontrarsi per caso dall’altra parte del mondo e decidere di visitare insieme un inceneritore! Uno ovviamente sono io, in viaggio zaino in spalla e bici d’appoggio di tanto in tanto, l’altro è Paolo ( aka Rotafixa) che per festeggiare i suoi cinquant’anni ha deciso di uscire a fare un giro in bicicletta autocostruita per il mondo.

Complice la potenza di twitter e il rispettivo amore per #dajecaterina ( la figlia di Michelangelo e Marialaura amici comuni di bici) ci siamo incontrati per la prima volta a Osaka, Paolo era già in viaggio da diversi mesi, io da pochi giorni . La caccia al tesoro per trovarci, un abbraccio, una birra gelata, chiacchiere e il saluto dopo aver condiviso le tappe di massima dei rispettivi viaggi. Non mi potevo immaginare che quasi due settimane dopo, spostandoci in direzioni e con mezzi diversi, ci saremmo rincontrati a Hiroshima.

 

Paolo non era particolarmente soddisfatto dalla visita della città, i luoghi della memoria sono una mazzata nello stomaco, mi chiede cosa avrei visitato nel pomeriggio: un inceneritore, fu la mia risposta. Partiamo io con i bus, lui con la bici, ovviamente anche senza conoscere la città arriva prima lui, se sei allenato per Roma molte metropoli ti sembrano un quieto paese di campagna. Appena davanti rimaniamo a bocca aperta è la ragione è presto spiegata.

Nel 1995, per celebrare i 50 anni dal bombardamento della città, è stata lanciata l’iniziativa “Hiroshima 2045” con l’intento di sviluppare infrastrutture dal design curato e con finalità sociali che possano segnare un cambiamento importante di riqualificazione del paesaggio urbano da raggiungere entro il 2045 data in cui si festeggeranno i 100 anni dalla strage. Nell’ambito di questo lungimirante progetto, nel 2004 è stata inaugurato il “Naka incineration plant” struttura il cui design è stato affidato per concorso pubblico all’architetto allora semi sconosciuto Yoshio Taniguchi, per capirci lo stesso che ha disegnato il MoMA di New York.

 

Nell’approcciare questa sfida si rese conto che posizionare una struttura così imponente nella parte più a sud dell’isola avrebbe creato una barriera visiva tra le persone e il mare interno di Seto, Taniguchi ha per questo optato per estendere la viabilità pedonale all’interno della struttura creando un passaggio di collegamento tra la strada e il mare completamente trasparente. Nel corridoio vetrato si vedono le macchine all’opera, le insegne per i visitatori sono disegnate dal designer Tamotsu Yagi la cui fama deriva da importanti collaborazioni con Apple, Benetton ed Esprit. Intorno ci sono campi da calcio dove giovani giocano, prati dove famiglie passeggiano e aree per le bici dove Paolo parcheggia…

L’impianto è in grado di processare 400 tonnellate di rifiuti, produrre 12.500 kW di energia, generare diverse materie prime secondarie e nessun odore.

Tutto questo mi sembra un lungimirante esempio di pianificazione urbanistica e ambientale a cui potremmo attingere per affrontare un problema che affligge pure Roma e che finora è stato gestito con il nauseabondo metodo di Malagrotta ormai tristemente famoso in tutta Europa.

Se poi volete farvi del male e vedere i sistemi che oltre a questo hanno attivi nella prefettura di Hiroshima guardate qui.

Andiamo Bene!

Lor

 

P.s. Un sentito ringraziamento va a Paolo per avermi accompagnato in questa insolita esplorazione ma soprattutto per avermi sottilmente pungolato in questi mesi affinché mi dedicassi a queste righe.

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